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“MANDALA: The Journey of a Dancer, Daniel Ezralow”
REGIA: Guido Santi
PRODUZIONE: Monica Dalsasso, 2000 Mandala Documentary Partners LLC
SCENEGGIATURA: Daniel Ezralow
MUSICHE: Michel Colombier
di Marina Conti
“Mandala: The
Journey of a Dancer: Daniel Ezralow” è il titolo del film documentario
basato sulla fusione di tecnologia, musica ed immagini realizzato nella
città italiana di Fermo e scritto da Daniel Ezralow, considerato uno dei
migliori coreografi-ballerini americani sulla scena internazionale.
Uno spettacolo multimediale ( in cui è unico ballerino e coreografo) che
documenta i pensieri intimi e i processi creativi dell’artista mentre
sviluppa nell’arco di diversi anni il suo one-man-show. Il documentario
rivela la fonte di ispirazione di Ezralow per la sua stesura ( il romanzo
“Siddharta”di Hermann Hesse) , tracciando gli elementi della sua formazione
artistica in un percorso continuo di creatività e principi sinestetici.
L’immagine circolare e simbolica del Mandala, usata tradizionalmente come
aiuto per la meditazione e la scoperta di se stessi, costituisce la base
strutturale e concettuale per questo spettacolo. Secondo la filosofia
buddista il mandala sarebbe lo strumento della tecnica di meditazione
rituale che riflette i diversi livelli di coscienza di chi lo contempla, e
la sorgente della forza unificante e risanatrice di cui è tramite. Un
processo evolutivo che indica il sistema mediante il quale il cosmo si è
formato dal suo centro.
In un’ intervista Daniel Ezralow cita il buddista Choghyam Trungpa Rinpoche
ed il suo concetto di mandala che deriverebbe dall’unione di tre mondi
connessi fra loro, formati a loro volta dal mandala interno ( la relazione
tra noi ed il nostro corpo), il mandala esterno ( la relazione tra noi e il
mondo che ci circonda) e il mandala segreto ( la relazione tra noi e le
nostre emozioni).
Per la realizzazione del documentario sono state utilizzate immagini girate
da Ezralow in due anni di esperimenti in giro per l’Europa, con una
steadycam composta da tre piccole telecamere sincronizzate. Sulla base
emozionale di ciò che attraeva il suo sguardo, ha scoperto così un originale
senso di prospettiva tridimensionale creando un set pentagonale con 3
schermi sui quali proiettare in sincrono i 3 film editati, per ricostruire
l’effetto panoramico delle 3 telecamere. Una struttura avvolgente nella
quale danzare accelerando e rallentando le immagini, rendendo visionaria
l’atmosfera in cui lo spettatore si ritrova immerso in un processo di
immedesimazione con l’opera.
“Mandala” richiama alla mente i principi del manifesto espressionista dei
primi del Novecento, “Der Blaue Reiter”, che vide pionieri il pittore
Vasilij Kandinskij e il compositore Arnold Schonberg. Insieme concepirono
una nuova arte nel presagio della sinestesia ( la reazione incrociata dei
sensi, dove un senso stimola l’altro) .“E’ indispensabile ora cogliere nelle
cose materiali e nelle cose astratte l’elemento spirituale, che rende
possibili infinite esperienze”- dirà in seguito Kandinskij nel suo testo “
Lo spirituale nell’arte” (1912).
Ezralow sembra ripercorrere per certi versi quegli stessi percorsi
sinestetici, fotografati in Mandala come punto di arrivo e di svolta del suo
modo di concepire e percepire la danza; documento di un’espressività
decisamente estemporanea e di rottura rispetto alla concezione della danza
tradizionale, che si svincola dalla tecnica quando questa viene erroneamente
incanalata in blocchi emozionali piuttosto che essere concepita come mezzo
attraverso il quale arrivare alle proprie emozioni.
Le musiche composte dal pianista francese Michel Colombier, aggiungono la
potenza suggestiva del suono al forte impatto visivo della danza unita alle
immagini.
“Mandala” è il viaggio interiore attraverso il quale Daniel, come Siddharta,
è alla costante ricerca dei sensi e di un nuovo significato da dare alla sua
vita e alla sua arte, in un “work in progress” in continua evoluzione, come
testimoniano le sue parole : “Non mi piace sentirmi perso, ma mi succede
spesso e così deve essere…fa parte del mio lavoro. Io credo che se non perdi
te stesso, non trovi niente….”
Ne consiglio la visione non solo agli amanti della danza ma in generale a
tutti coloro che riescono a cogliere nell’opera d’arte l’aspetto mistico e
spirituale della sua vita interiore, elemento fondamentale e pertanto libero
da qualunque regola o canone estetico.
Si ringrazia:
Fabrizio Pesiri - Fondazione Libero Bizzarri
Per contatti:
Mandala Documentary Partners
ernesto.dalsasso@libero.it
Biografia Daniel Ezralow:
http://www.agrassociati.it/AGR/UI/scheda.asp?id=187&idCat=8
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